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Lupo solitario
NOV
17

Taiji Quan. Il mistero delle scuole chiuse.

Esistono alcune scuole di arti marziali cinesi e non solo, in cui l'elemento preponderante è la totale chiusura allo scambio di esperienze con altre associazioni.
I praticanti di taiji quan, ad esempio, che hanno la sfortuna di iniziare da neofiti il loro studio in una di queste realtà si ritrovano imprigionati tra gli schemi rigidi di una disciplina in cui il Maestro è l'indiscutibile e onnipotente depositario del sapere, e le regole ferree della chiusura totale ad esperienze esterne al gruppo, che possano indurli ad un'osservazione critica dei suoi insegnamenti.
Che senso ha tutto ciò al giorno d'oggi in cui, su internet, si possono confrontare storie, filosofie e principi delle scuole, i curricula dei maestri, la validità storica degli insegnanti con cui si sono formati?
Nessuno senso.
Infatti, le scuole più evolute non praticano in questo modo ma, anzi, incoraggiano il libero scambio di conoscenze ed esperienze attraverso seminari e stages, ai quali tutti possono partecipare, perché in questo modo si crea un flusso continuo di sapere, una rete di connessioni in cui il confronto non è una sfida ma è una spinta al miglioramento reciproco, e le differenze sono uno stimolo allo studio e alla comprensione.

Qual' è dunque il mistero delle scuole chiuse?
Forse la conoscenza di tecniche mortali segrete la cui divulgazione è proibita al di fuori della cerchia ristretta degli adepti?
O la pratica tramandata da antichi saggi e nota solo agli illuminati della scuola per l'acquisizione di poteri paranormali che, se diffusi, costituirebbero un grave pericolo per la società?
Niente di tutto questo.
Semplicemente le scuole chiuse sono quelle in cui il maggior contenuto tecnico sono le parole ricche di principi teorici ma prive di consistenza reale.
Sono quelle in cui concetti come "Qi", "Energia interiore", "Lavoro interno" vengono continuamente sbandierati dai maestri come principi fondanti della loro pratica ma che non vengono mai dimostrati realmente.
Sono quelle in cui si mistifica il Nei Gong con improbabili esercizi di lavoro esterno che, quando non danneggiano il fisico, al massimo, possono potenziare la forza muscolare.

Per questo, non possono permettere ai propri iscritti di conoscere altri maestri.
Per questo, allenamenti ed esami avvengono a porte chiuse.
Per questo, i loro maestri non si confrontano mai con gli altri.

Ecco dunque le regole ferree:

  • Solo il caposcuola può rilasciare l'autorizzazione (che non arriva mai) per partecipare a uno stage esterno.
  • Nella scuola si pratica l'unico vero taiji quan efficace.
  • Dopo parecchi anni di pratica ( e di quote) si potrà cominciare ad affrontare il discorso del Qi e solamente dopo decenni si cominceranno a manifestare i segni dell'energia interna.
  • Solo chi non trasgredisce le regole può sperare di migliorare il proprio livello.
  • E' inutile e dannoso frequentare altre scuole con la certezza di apprendere solo errori che farebbero deviare dalla Via del maestro.

Questo è il segreto delle scuole chiuse.
Piccoli orticelli per piccole persone, che si fanno chiamare maestri o sifu con gradi improbabili e che sopravvivono nel variegato mondo marziale, millantando capacità che non possiedono e spacciando concetti astratti per risultati acquisiti.
Illudendo, purtroppo, volenterosi praticanti con parole fumose senza sapere, né potere dimostrare nulla ma creando tecnici convinti di essere nel giusto quando praticano null'altro che un semplice e, a volte, dannoso esercizio ginnico.
Alcune tra le prime scuole nate in Italia, quando ancora non era abbastanza diffusa la conoscenza delle arti cinesi, divulgarono come Taiji e Kung Fu quelli che erano esercizi di base (cinesi) modellati su posizioni e forme del karate shotokan (giapponese), allora in grande espansione.
Un'operazione di mercato, più o meno in buona fede, che ebbe grande successo basandosi su falsi presupposti.
Il grave è che queste scuole si sono diffuse sul territorio nazionale suddividendosi, vuoi per motivi economici vuoi per presunzione di chi si riteneva ormai arrivato a un livello magistrale, in piccole realtà e gli attuali tecnici continuano a insegnare nello stesso modo con regole rigide fondate su gerarchie ferree e disciplina paramilitare ingannando, più o meno consapevolmente, loro stessi e i propri allievi, e continuando ad ignorare completamente lo studio del Qi.

Scritto da: Lupo Solitario

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