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Foto di gruppo dei partecipanti allo stage di Montese
SEP
28

Montese, stage coi maestri cinesi

Dopo 4 anni di pratica, ho deciso di andare a Montese per provare questa esperienza di cui avevo sentito tanto parlare. Ero sicura che fosse il momento di andare perchè avevo una base da cui partire; non so bene cosa mi aspettassi, ma so cos'ho trovato.
E' stato uno stage molto intenso per me, benchè abbia partecipato solamente alla prima parte: a livello fisico, per la pratica continua; a livello mentale, per la concentrazione necessaria. Ma non è stato solo questo: ho avuto la possibilità di confrontarmi con tante persone con cui condividevo un obiettivo, senza percepire la differenza tra istruttori e allievi, ma semplicemente instaurando un dialogo silenzioso.
Indiscutibile la bravura dei maestri cinesi che ci hanno guidato in questa scoperta, ognuno con il suo metodo e le sue peculiarità. Io in particolare ho seguito le lezioni del maestro Zao, che ha saputo trasmetterci tanto, nonostante le difficoltà legate alla lingua.
Ho incontrato inoltre persone splendide, ognuna a modo suo, che mi hanno permesso di vivere ancora meglio questa esperienza, in totale condivisione in un clima di concentrazione e leggerezza al tempo stesso.
Quattro giorni sono passati in fretta, anche se ho perso un po' la cognizione del tempo, e ammetto che non sarei voluta partire, anche se la stanchezza si faceva sentire.
Al di là dell'allenamento, sicuramente ho portato a casa la voglia di continuare, di approfondire, di migliorare e di tornare.
E a chi mi chiede di Montese posso solo dire che un'esperienza da fare: descriverla a 360° praticamente impossibile!
Beatrice

Ho partecipato allo stage di Montese con il mio solito atteggiamento alla Cappuccetto Rosso: vado e poi... quel che succede succede.
Senza essermi preparata, ma grazie alla mia insegnante, senza essere proprio digiuna.
Il primo impatto: gli altri.
Beh, intanto devo dire che erano presenti diversi tipi umani: dal drogato di arti marziali (quello che non ne può più fare a meno), fino a chi non aveva la più pallida idea di cosa fosse un combattimento.
Praticamente erano presenti una varietà infinita di atteggiamenti e filosofie diverse.
Quel che mi è davvero piaciuto in questa esperienza è stato il sentire che qualsiasi motivazione ognuno dei partecipanti avesse per vivere questa esperienza, vi era qualcosa di grande che accomunava tutti e che rendeva armonico e gioioso ogni momento.
Ci ho pensato: credo che innanzitutto sia proprio delle arti marziali, vivere ogni cosa con sincera umiltà e accettazione e al tempo stesso vera forza e conseguente coraggio.
Quindi niente borie e falsi atteggiamenti.
Inoltre il motivo per il quale ci presentavamo era comunque lo stesso per tutti: la voglia di imparare.
Imparare dai maestri, imparare dagli altri, imparare dalle situazioni.
Eravamo uguali nelle nostre diversità: ognuno, a secondo del proprio livello, era lì per imparare.
Così anche questa volta, come in ogni lezione di tai chi, ho constatato come, attraverso la pratica, abbiamo la fortuna di apprendere anche grandi lezioni di vita.
Dal punto di vista tecnico devo ammettere che in un primo momento ho avuto la sensazione di aver portato a casa alla rinfusa un sacco di cose che mi affollavano la mente.
E' stato riprendendo l'allenamento in palestra che un po' per volta la mente si è schiarita e i tasselli sono andati a posto.
Ciò che mi rimane, oltre alle pure nozioni tecniche è un sincero e grande senso di gratitudine per i Maestri, per chi mi ha spinto a fare questa esperienza, per chi mi ha accompagnato e per chi l'ha vissuta con me.
Grazie, Maura.

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